FroZen

21 Dicembre 2008 41 commenti

Totò – Il Principe della risata

19 Dicembre 2008 5 commenti

Ambarabà Ciccì Coccò

12 Dicembre 2008 11 commenti

Io mai cresciuto
ti presenterò Peter Pan
a passeggio nei miei pensieri
orienterò le tue dita chiuse a pugno
come due vele in viaggio
verso l’isola che non c’è
dove insieme
respireremo l’aria dei granai
ballando sul mondo
a far linguaccie al vento
disegnando un cielo sempre più blu
e tu riderai, riderai
perchè non sono il mago della pioggia
ma saprò prenderti sulle spalle
tra le note di un fiocco di neve:
sarà due volte Natale
perchè lo so
non gli chiederemo
dei bei vestiti per le bambine
e agli uomini cravatte
regaleremo
una vocale a tutti i racconti del mondo
per costruire
un quartiere grande
ci sono le viole
è pieno di case
si vede il sole e l’arcobaleno
al posto di vecchie lamiere
che quando piove
si piegano in due
finisce la favola…
e tutti giù per terra

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Una nota di luce

27 Novembre 2008 36 commenti

Guardami negli occhi

23 Novembre 2008 10 commenti

Un giorno
un attimo qualunque
di una vita qualsiasi
due occhi
veri, intensi
irrompono
nel placido divenire
irreversibilmente
ma é il sorriso,
che cattura
l’animo sperduto…

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Rock Canino o Latino ?

19 Novembre 2008 7 commenti

È come un treno che è passato
con un carico di frutti
eravamo alla stazione, sì
ma dormivamo tutti.

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Sorridi e non preoccuparti…

14 Novembre 2008 15 commenti

Questa é una piccola canzone che ho scritto
forse vuoi cantarla nota dopo nota
non preoccuparti, sii contento
in ogni vita abbiamo dei problemi
ma se ti preoccupi, questi si raddoppiano
non preoccuparti, sii contento :
Don’t worry, be happy…

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Fatela nascere…

6 Novembre 2008 11 commenti

Secondo la versione di Gaia quando si incontrarono la prima volta, quattro anni fa, di tanto in tanto Sandro la cercava con lo sguardo, aggirandosi tra i gruppi di persone che riempivano la sala.
Gaia, ricordando quell’episodio, sostiene che la fissava addirittura, in certi momenti, con un’insistenza che un poco la lusingava, un poco la infastidiva.
Sandro è sicuro di aver conservato buona memoria della circostanza in cui l’episodio sarebbe accaduto: un congresso di giovani comunisti a cui partecipavano entrambi. Rammenta puntigliosamente, il modo in cui esso si svolse, e dove, benché non vi accadesse nulla di diverso rispetto ad altri congressi del genere. Ricorda se non il senso, l’intonazione dei discorsi che vi si tennero, compreso il suo; sostenuto come sempre dall’impegno di compiere in qualche modo un dovere e fare bella figura, e premuto dalla consapevolezza della gratuità di ciò che leggeva ad alta voce. Sandro, insomma, ricorda il luogo, l’ambiente e i testimoni inconsapevoli di quel loro incontro, ma il volto di Gaia, se fosse vero che la fissava, non fece presa sulla sua memoria, non eccitò per nulla la sua fervida immaginazione. Così dice lui. Del resto non gli sono tornate a mente, con qualche particolare significato, le poche parole che, forse, si scambiarono quel giorno.
So, anzi suppongo, che la trovò piacente, simpatica, come è; e può anche darsi che l’abbia guardata a lungo, ma lei pretende che lui se ne accorse subito, come se ne fosse stato colpito da  un gancio destro in pieno volto.
Sandro sostiene che invece, la scoprì, la visse nella sua mente, soltanto molto tempo dopo, in una seconda occasione.
In quel secondo incontro, sia lei che lui, furono presi da quella strenua avidità di ricordare circostanze e coincidenze antecedenti, a cui si abbandonano gli amanti: una fitta sequela di altri incontri mancati per poco; uno sfiorarsi, un eludersi attraverso le consuetudini e le amicizie comuni.
Tuttavia Gaia invoca il ricordo di altri avvenimenti che Sandro non rammenta. Per lui la loro relazione non ha preistoria, neppure un periodo arcaico, neppure un medioevo: è nata come una storia adulta, piena, subito intera ed esigente.
Per lei, invece, dato che ricorda più di lui, fu un avvicinarsi graduale, cauto, seppur convinto. Infatti, sempre secondo la versione di Gaia, allorché si salutarono, a quel primo incontro, Sandro le disse che sperava, desiderava di incontrarla ancora. Con questo ultimo particolare lei ha voluto mortificarlo, per mettere in relazione l’episodio con un altro, successivo, che anche lui, però, ricorda.
Alcuni mesi dopo, suppongo verso la fine un piovoso Ottobre, Sandro ricevette nel suo ufficio una telefonata. Una bella, sommessa, pastosa voce femminile lo salutò domandandogli anzitutto come stava. Poi la voce sconosciuta si fece esitante, tacque, infine parlò un po’ confusamente di cose che riguardavano le rispettive attività. Ed è vero ciò di cui Gaia accusa Sandro. Cioè è vero che le rispose freddamente, quasi seccato. Un po’ perché in quel momento, sono parole sue, non ricordava chi fosse,un po’ perché la questione di cui le parlava gli era sconosciuta. Magari, soprattutto, secondo me, perché non era solo e quindi disposto a accettare una conversazione oziosa. Le rispose dunque freddamente. La respinse, dico io e dice Gaia. Respinse a quanto pare, un tentativo di offrirgli l’occasione di rivedersi, in momento in cui cercava qualcuno che l’aiutasse, precisa lei, e aveva pensato a Sandro, a colui che l’aveva guardata quasi con amore, alcuni mesi prima.
Così sono giunto alla conclusione che se lui non fosse indaffarato, oltre che invischiato in un’altra storia; non fosse stato, diciamo, così indifferente, la loro relazione sarebbe stata un’altra. Meglio o peggio? Nessuno dei due ( ne del resto nemmeno io) è riuscito a darsi una risposta accettabile.
Comunque, a non di meno, tutto ciò che è accaduto al loro secondo incontro ( per Sandro il primo) sembra essersi inciso fortemente e, come un disco ad alta fedeltà, con precisione di sfumature e di modulazioni, tanto che sostengono di non voler dimenticare nulla. Anzi, debbono fare uno sforzo per sfoltire e discriminare particolari che accorrono a ogni stimolo di una memoria come la mia, sempre pigra e scanzonata, tanto che a questo punto mi pare di non ricordare più niente. Eh sì sono sicuro di non rammentare nulla. Ecco perchè con sommo ringraziamento, chiedo a voi gentili amici di donarmi una mano, anzi la vostra penna. Che questa storia continui… grazie a Voi.

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Presenze

8 Ottobre 2008 43 commenti

Il campanile batté la mezzanotte mentre stavano ancora discutendo il pro e il contro. Franco si era esaurito nell’accalorata discussione e ora stava afflosciandosi; il suo profilo appariva molto giovane e imbronciato.
"E’ il solo modo" disse Giuliana per la quarta volta. "Io provo molta compassione per lei. L’ho sentita in me. E Franco ha ragione: Maria è sola e smarrita."
"Io ho capito molto stasera, quando vi ho visto l’uno di fronte all’altro" disse Giorgia " il capitano Fusetti era un giovane  disperatamente innamorato di Giuliana… volevo dire di  Maria…"
"Una sovrapposizione di personalità?" borbottò Franco.
Marco, che aveva ascoltato a occhi spalancati, disse lentamente: "Se tre di noi riportano in vita personaggi e vicende del passato, che ne è della quarta? Siamo per caso destinati noi quattro a ripetere una scena gia avvenuta?"
"La moglie di Scotto morì di parto" ribatté Giorgia "e non ci siamo imbattuti in altre donne. No, quanto a me, non mi sono mai sentita ‘invasata’, sopraffatta da un’altra personalità. Invece ho avuto la netta sensazione, oggi, che lo scontro fra voi due fosse già avvenuto in passato. Se Scotto ha trovato in te, Marco, l’ospite adatto, che ne pensate di Carlo Fusetti e Franco?"
"No" ribatté Franco in un tono così deciso da sorprenderli tutti. "Lo avrei avvertito. Se vi è una cosa di cui mi sembra di poter essere certo, è che Carlo riposa, a modo suo, in pace."
"Eppure non ti sei visto" insistette Giorgia. Ma in quello stesso istante, comprese che non sarebbe mai stata capace di spiegare loro quel che era accaduto quando aveva sentito dissolversi il tessuto del tempo, e le sue narici avevano aspirato l’aria carica di profumo di lillà di due secoli prima. "Lo scontro è già avvenuto un’altra volta, in altri tempi" ripeté testardamente: Marco e Franco, Scotto e il giovane Carlo. Con gli stessi gesti, gli stessi sentimenti".
La reazione di Franco galvanizzò Giorgia: la sua mandibola si rilassò, i suoi occhi si spalancarono, sembrò voler parlare, ma, prima che dalle sue labbra uscisse un suono, Giuliana, che era seduta a gambe incrociate davanti alla televisione accesa, alzò di scatto la testa. Avevano dimenticato tutt’e tre che Giuliana non aveva bisogno dell’aiuto altrui per prendere le sue decisioni. E mentre essi discutevano senza far caso a lei, lei aveva preso una decisione. L’aveva presa in silenzio, a loro insaputa; ma, adesso, prima ancora di vederla, prima ancora di volgersi a guardarla, essi sapevano che Giuliana non era più Giuliana. Eppure Franco gemette:"Giuliana!".
"Giuliana no . Andata" rispose la testa bruna con un gesto di diniego, un gesto così poco familiare, così estraneo da far provare a Giorgia un improvviso senso di nausea.
"Maria…" Franco si era sbiancato in volto al punto che Giorgia temette di vederlo svenire. Fu Marco che assunse la regia, parlando con tono di voce professionale, impersonale. "Maria perché vieni da Giuliana?"
"Aiuto!" gemette la voce dolce e morbida, mentre il corpo di Giuliana era scosso da un tremito.
"Ti aiuteremo" si affrettò a dire lui "non temere. Qui con noi sei al sicuro. Di chi hai paura?"
"Paura…" la voce esprimeva una pena intollerabile.
"Capisco" disse Marco "il capitano Fusetti sapeva che tuo padre era un traditore. Carlo era un carbonaro. Apparteneva al gruppo più vicino al Mazzini, vero? Disse a papà che sapeva? E’ così? Volle avvertirlo!"
"Disse a papà: lealtà e onore!" le labbra di Giuliana si contorsero come in una silenziosa smorfia di riso, e Giorgia si lasciò andare sul divano.
"Certo era l’unica cosa leale che egli potesse fare" disse Marco con la fronte madida di sudore "poiché Carlo ti amava. Ed era venuto  per te, vero? Cosa accadde quando il capitano Fusetti venne per portarti via?"
"Notte" rispose Maria con voce forte e ferma, e gli occhi fissi. "Venne… notte… papà sapeva… papà…". Gli occhi vitrei si sollevarono e Giorgia vide la faccia di Maria Scotto, viva, viva come in quella notte di marzo di un lontano ’800. La stessa faccia che le era apparsa in sogno.
"Papà!" la voce si spezzò in un urlo che inchiodò il cuore di Giorgia.
"Lealtà e onore!!!" gridava la morta, mentre la viva si torceva le mani dal dolore. Marco ebbe appena il tempo di tendere un braccio e ricacciare Franco sul divano. Mise un ginocchio per terra davanti a Giuliana, la prese per le spalle, e le disse:" Maria stai tranquilla. Andrà tutto bene, ma è il tempo che Giuliana torni tra noi e che tu ti incammini verso casa."
I singhiozzi andavano quietandosi, ma avevano assunto un tono patetico che strappava il cuore. Il campanile batté un colpo argentino, un unico colpo. Giorgia si sedette accanto all’amica sul divano, tanto più calma e padrona di se quanto meno lo erano gli altri. Scacciò risolutamente dalla memoria tutto quanto era avvenuto, ora che la presenza estranea aveva lasciato Giuliana. Ma l’aveva veramente lasciata?. Finché Giuliana non si fosse addormentata, lei non avrebbe saputo dire fino a che punto, nel corpo dell’amica, indugiasse l’ombra di Maria Scotto vissuta due secoli addietro, ma oramai il silenzio notturno si stava chiudendo attorno a loro.
"Tutte le mie convinzioni sono state infrante." Disse Giuliana con una punta di timidezza. "Le mie idee sono confuse. Ma mi sembra di aver intravisto lampi di cose che prima non avevo mai osato ammettere. Non ci troviamo forse di fronte a uno dei grandi interrogativi, quello della sopravvivenza dell’anima alla morte?"

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Such a shame

22 Settembre 2008 28 commenti

Era ancora una dolce e calda estate anche quel 25 Settembre. Il giorno prima era stato sereno, le solite risate, una cane portato a spasso con la musica che pulsava nelle cuffie; poi la scuola, il pranzo in famiglia, il lavoretto di consegna delle pizze, una partita di pallone improvvisata, le scarpe rotte e il ritorno a casa per sostituirle. Un saluto veloce e poi via con gli amici a Bologna per un concerto mai cominciato, l’annullamento, e il ritorno indietro tra i soliti convenevoli assonnati da cinque del mattino ed infine una passeggiata tranquilla verso casa. Eppoi… eppoi… Un corpo freddo inanimato steso a terra per cinque ore interminabili, sfigurato, immobile su un anonimo asfalto. Sotto il giubbotto insanguinato portata una felpa e una maglietta. Ed aveva 18 anni. Sprovvisto di documenti che lo identificassero. Qualcuno disse che si trattava di un albanese. I segni delle manette ai polsi, una ferita deformante al volto. Tic, tac… tic, tac… Possibile che la polizia non possa sapere che in quella stessa zona due genitori sono preoccupati perchè il loro figlio non è rientrato a casa, che disperatamente lo stanno cercando, invano ad un cellulare muto, tra telefonate inconcludenti agli ospedali, ai suoi amici senza risposta, e che un fratello con la bicicletta gira per la città in una inconcludente ricerca. Perchè lui è lì, perchè Federico è lì. Disteso su quell’asfalto. Per cinque ore… tic… tac… Dissero che fosse un tossico, che quelle lesioni se le era autoprodotte, che la morte andava ascritta ad un malore e non certo, impossibile, a delle percosse ricevute da terzi. Ne tantomeno che potessero essere stati proprio loro, i difensori della legge, i terzi. Tra pochi giorni avrebbe avuto la patente, voleva scappare, dissero, ed andava fermato: così?.

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